Potere
alla parola
Nelle tecniche della search engine optimization,
l'utilizzo delle parole chiave è fondamentale. Tuttavia,
anche in questo caso, bisogna impiegare le migliori
esperienze di usability per scegliere quelle effettivamente
vantaggiose.
Che lo si faccia in proprio o che lo si deleghi all'esterno,
il tentativo di ottimizzare il proprio posizionamento
nei motori di ricerca parte quasi sempre dall'utilizzo
più corretto delle parole chiave. Una pratica
legata al marketing, e spesso demandata a chi di marketing
si occupa. Eppure, anche l'usabilità ha da dire
la sua in questo contesto. A ricordarlo in maniera chiara,
è Jakob Nielsen, guru dell'usability, che nel
suo ultimo Web Usability 2.0 scritto a quattro mani
con Hoa Loranger presenta un'apposita sezione dedicata
alla questione.
A misura d'utente
Perché le parole chiave compiano il loro dovere nell'assegnare una miglior posizione nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca, prima di tutto bisogna ricordare che devono essere a misura d'utente. Inutile utilizzare parole chiave che poi non saranno digitate dal pubblico nel box di ricerca del motore. Per essere a misura d'utente, le parole chiave devono essere tagliate sul suo linguaggio e sulla sua esperienza, non su quelle dell'azienda. Bando ai termini tecnici o specialistici, a meno che non si punti a quel pubblico soltanto. Semplicità e comprensibilità devono essere la prima preoccupazione se, come plausibile, ci si rivolge a un pubblico generalista.
La keyword research
La ricerca delle parole chiave più utili alla
propria situazione prende il nome di keyword research,
ed è una pratica supportata anche dai principali
motori di ricerca stessi, anche se essi la propongono
in chiave pubblicitaria per i propri sistemi di contextual
advertising. I due tool più utilizzati sono quelli
di Google e di Yahoo!, piuttosto che affidarsi alle
proposte di sinonimi, diventa interessante utilizzarli
per verificare i volumi di ricerca (di solito dell'ultimo
mese) relative alle parole chiave immesse. In questo
modo si può capire se la propria scelta corrisponde
a parole effettivamente cercate o meno, ed avere una
prima panoramica di possibili soluzioni alternative.
Dal generale al puntuale
Si ricordi però che i tool in questione non sono
in grado di capire il significato delle parole chiave
immesse: per esempio "Fiorentina" può
essere la bistecca o la squadra di calcio. Voi lo sapete,
il sistema automatico no. Ulteriori specificazioni,
in questa fase di keyword research, possono essere utili.
Ancora più utile è affidarsi non solo
ai sistemi automatici dei motori di ricerca, ma ampliare
la ricerca ad esperienze dirette che riguardano il proprio
sito o comunque la propria azienda.
Migliorare dai report
In questo senso, l'operazione più vantaggiosa
è sicuramente quella di consultare i report delle
statistiche di accesso al sito per quanto riguarda la
provenienza da motori e in particolare le chiavi applicate.
Qui, in modo oggettivo e non mediato, ci si può
rendere conto di quali sono le parole chiave utilizzate
per arrivare sul proprio sito, e con quale incidenza.
Se dai dati emergono termini significativi per percentuale
di provenienza, quelle saranno le parole chiave sui
cui puntare, sia nel testo sia nei metatag per l'indicizzazione.
Completare la base
Anche queste informazioni, ovviamente, non sono però
assolute: ci indicano quali sono le parole con cui si
arriva sul sito a partire dal motore. Non possono indicarci,
invece, quante volte il proprio sito non compare tra
i risultati del motore in caso di ricerche effettuate
con termini diversi dalle parole chiave che avevamo
scelto. Incrociare questo dato con il precedente riferito
ai suggerimenti dei tool di keyword research comincia
a costituire una buona base, quasi completa, per capire
quali siano le più performanti tra quelle usate
e quali quelle da implementare (anche per analogia con
quelle più performanti).
Informazioni aggiuntive
Un'ultima, parziale, ma importante indicazione può
arrivare infine dall'osservare come il pubblico considera
la propria azienda (e i prodotti o i servizi). Grazie
al sempre maggior numero di interventi in prima persona
(commenti ai forum, post o conversazioni in blog) si
possono ricavare in maniera diretta le associazioni
tra parole riferite al proprio sito. Analogo lavoro
può essere fatto attraverso l'analisi dei sistemi
di customer care, se esistenti, o dalla banale lettura
delle e-mail in arrivo in azienda dai clienti. Sono
tutte valutazioni parziali, al pari di quelle ricavabili
dagli eventuali focus group o dai soggetti chiamati
per i test preliminari di usabilità. Tutto insieme,
questo variegato mondo, può fornirci altri dati.
Bisogna però passarli al setaccio, cioè
soffermarsi sulle ricorrenze più numerose ed
evidenti, scartando i casi, anche interessanti perché
pertinenti o efficaci, però unici. E si tenga
conto che questo è il modo in cui l'azienda è
percepita: potrebbe essere interessante anche guardare
oltre, ed effettuare qualche tentativo (la cui pertinenza
sarebbe bene valutare con piccoli test) diverso dal
comune sentire, per verificare se altre parole molto
ricercate non si adattano al contesto generale del nostro
sito.
Dalle parole alle frasi
Infine, un dato tecnico qualche volta trascurato: la
ricerca per parole singole è la più diffusa,
ma anche la più generica. Nella scelta delle
keyword si tenga conto di alternare le opzioni a disposizione
dei motori di ricerca: significati generici e puntuali,
singoli termini e combinazioni di parole. Le espressioni
da due-tre parole sono utilizzate abbastanza frequentemente
nei motori di ricerca, da un pubblico che ha idee un
po' più chiare su ciò che intende ottenere.
Probabilmente, gli utenti più interessanti da
raggiungere, perché più facilmente predisposti
a osservare con attenzione il contenuto del nostro sito.
Ovviamente, e valga come sottofondo a tutta questa argomentazione,
a patto di non tradire la loro fiducia, e di far trovare
loro sul sito quello che effettivamente andavano cercando
nei motori.
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