Ecco come cambia la televisione
Tempi stretti, strettissimi. Per le emittenti televisive tenere il telespettatore seduto sulla poltrona è diventata un'impresa ardua.
E non tanto perché manchino programmi di qualità: tra
satellitare, digitale terrestre, tv classica, filmati
su Internet, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Quanto
perché, anche per la televisione, il tempo è diventata
una risorsa limitata. «È lo spirito dei tempi – sorride
Edmondo Lucchi, responsabile del Dipartimento New Media
Internet di Gfk Eurisko commentando i dati dell'ultima
edizione Audistar (Satellite Television Audience Research)
–. O per meglio dire siamo ufficialmente giunti a un
punto di non ritorno». Secondo quanto emerge ricerca
nell'arco di un solo semestre, il percepito degli italiani
circa il tempo complessivamente dedicato alla televisione
è diminuito del 18 per cento. Un calo che investe tutta
l'offerta tv indistintamente, in tutte le sue componenti
più o meno innovative. Quindi anche nel segmento della
tv satellitare, oggetto della ricerca.
Stiamo parlando di un platea di 19 milioni gli italiani
che si espongono ai canali satellitari nel corso di
una settimana; 7,6 milioni nel giorno medio. Diciannove
milioni di persone che stanno rapidamente cambiando
la loro dieta mediatica. «Il dato interessante
– sottolinea Lucchi – è che il minor
tempo dedicato alla tv viene dichiarato e non rilevato.
In altre parole, c'è una componente di interpretazione
soggettiva che ci fornisce qualche informazione in più,
sopratutto perché parallelamente aumenta il pubblico
del satellitare e l'offerta di contenuti». Nell'ultimo
anno, la diffusione degli abbonamenti alla pay tv è
cresciuta del 10%, il pubblico del 14%. Insomma. aumentano
le teste davanti alla tv satellitare. E con esse aumentano
anche i canali e i contenuti televisivi. Rispetto al
2003, la piattaforma Sky 2008 ha incrementato la propria
offerta di canali del 49%
Tradotto negli ultimi sei mesi è cresciuta la
voglia di qualità e contenuti. Perché
allora questa sofferenza, perché le persone concedono
meno tempo al piccolo schermo? Semplicemente perché
l'offerta è diventata sempre più «competitiva»,
sottolinea Lucchi. Satellite, internet, digitale terrestre
hanno definitivamente fatto saltare in aria il vecchio
paradigma della tv. Il telespettatore non solo può
scegliere meglio all'interno delle singole piattaforme,
ma è continuamente stimolato da nuove alternative
tra cui anche il pc e il cellulare.
Il che non significa la fine della tv tradizionale,
o di flusso come viene definita in gergo. Non siamo
di fronte a un maligno contrappasso per la "generalista"
che dopo aver ipnotizzato il pubblico italiano sottraendogli
tempo in quantità industriale ora si batte per
conquistare minuti di ascolto. Siamo al contrario in
presenza di un nuovo telespettatore, più selettivo
e più stretto nei tempi da dedicare al piccolo
schermo. Uno spettatore sempre meno "tele"
che però sul satellite si espone nell'arco di
una settimana a 20 canali (su Sky) contro i 9,4 della
media nazionale.
In particolare, ci sono fasce di pubblico che vivono
già nel nuovo paradigma: i calciofili, o meglio
i lettori dei giornali sportivi, il pubblico della pay
tv di prima generazione. Loro, il calcio lo seguono
sul satellite, ma anche sul digitale terrestre. E quindi
hanno meno tempo. Gli appassionati di infotainment,
e quindi coloro che hanno curiosità e interessi
precisi e utilizzano tutti i media a disposizione per
la loro crescita culturale.
Ebbene questa tipologia di pubblico sta subendo sempre
di più il fascino della Rete. Usano YouTube,
cercano l'on-demand, vogliono la tv tematica capace
per soddisfare l'interesse specifico. Questi spettatori
sono diventati anche utenti, nel senso che scelgono
il loro palinsesto attraverso più piattaforme.
«In questo caso – sottolinea Lucchi –
la definizione di Steve Jobs di media che si guardano
inclinati in avanti e quelli che vedi inclinato indietro
calza a pennello. Questa fascia di pubblico tende a
utilizzare il pc per cercarsi i propri contenuti video.
Non accetta più passivamente quello che passa
la televisione». O, per usare la metafora della
"Long Tail", è un utente sta nella
parte più bassa della coda, quella delle nicchie.
E poi ci sono i giovani appartenenti al target del musical
entertainment, dell'intrattenimento musicale. Questo
target si è progressivamente reso più
autonomo nella costruzione di un palinsesto musicale.
Grazie all'iPod e alle tecnologie di condivisione della
musica si crea la propria play list.
Che internet in tutto questo abbia un ruolo è
evidente anche se non ci sono ricerche che misurano
la dimunizione del tempo della tv tradizionale sottratta
a favore di You Tube o dei servizi di Web tv. Si sa
solo che se è vero che tutti i media subiscono
una riduzione di tempi, Internet dal 2000 al 2007 ha
registrato, presso gli utenti, un incremento del monte
ore di collegamento di circa il 600% (dati Gfk Eurisko).
Quindi? È il prezzo della modernità,
dolcezza, verrebbe da chiosare. O meglio il prezzo da
pagare all'ingresso di nuove piattaforme. Tra tempi
che si contraggono e offerte che si moltiplicano, la
frammentazione è inevitabile. La sfida, quindi,
osserva Lucchi, è mettersi all'inseguimento del
telespettatore errante, in cerca di qualità crescente.
In realtà, puntualizza Paola Liberace, blogger
di Nòva100 e esperta di media, «più
che un telespettatore errante ci troviamo di fronte
a uno spettatore che si è sdoppiato, con interessi
sempre più vari. Volendo scomodare Pirandello,
possiamo affermare che il nuovo telespettare è
uno, nessuno e centomila: uno perché decide autonomamente
quali e quante piattaforme utilizzate. Nessuno perché
sfugge alla tv di flusso e centomila perché è
la somma di centomila interessi che vogliono essere
soddisfatti con risposte tematiche ad hoc». Secondo
la manager di Telecom Italia, «non c'è
più la figura dello spettatore che veniva accolto
dalla tv tradizionale alla mattina e accompagnato per
mano per tutta la giornata. Con l'avvento della televisione
tematica e satellitare, spiega la Liberace, lo spettatore
ha imparato a spostarsi di device, mettendo in atto
una serie di comportamente per recuperare una identità
televisiva che è esplosa in "centomila"interessi.
Se tutto ciò è vero, resta da capire
se assisteremo a una selezione naturale tra piattaforme
tecnologiche, visto che il tempo resta una risorsa limitata.
«Come abbiamo visto con l'introduzione del videoregistratore
digitale, l'ingresso di un nuovo media ha spesso un
effetto virtuoso. Quando è comparso sul mercato
il Dvr molti hanno temuto che potesse costituire un
pericolo per la televisione, visto che consentiva agli
spettatori di saltare la pubblicità. Al contrario
ha provocato una effetto "traino" sul pubblico
stesso, attraendo anche nuovi spettatori. In questo
senso, credo che la tv tradizionalista non morirà,
anzi, l'ingresso di un nuovo media può innescare
un circole virtuoso, stimolando il consumo anche degli
altri mezzi di comunicazione»
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