In
pochi diventano clienti
Alcune ricerche dimostrano che sul Web è ancora
difficile trasformare gli utenti in clienti. Il motivo?
Si conoscono troppo poco i propri navigatori. La risposta
può stare nell'analisi delle statistiche.
Quali tassi di
conversione per l'e-commerce?
Secondo una ricerca condotta dal gruppo di consulenza
americano
e-tailing, i venditori online
americani si attestano su una media del 2-3 per cento
dei casi. Cioè per cento visitatori del proprio sito,
quelli che arrivano a comprare sono soltanto 2 o 3.
Un dato abbastanza basso, che è in linea con quello
presentato gli anni passati da altra inchieste condotte
annualmente dall'associazione di rivenditori online
americana
Shop.org in collaborazione
con l'istituto di ricerca
Forrester Research.
In sostanza, dal 2003 al 2006, il tasso di conversione
degli utenti in clienti non sarebbe cambiato.
L'e-commerce in assoluto
Tuttavia, proprio secondo il rapporto dedicato al 2006
da Shop.org e Forrester Research, l'abbigliamento venduto
online ha superato i 18 miliardi di dollari, l'hardware
e il software i 17 miliardi di dollari. Rispettivamente
l'8 per cento di quanto si vende offline e il 41% dell'informatica
venduta nei negozi tradizionali. Questi dati, oltre
a interessare per il forte incremento che stanno avendo
settori atipici per Internet, come l'abbigliamento,
dimostrano che l'e-commerce funziona, sia in termini
assoluti sia, almeno parzialmente, se confrontato con
la realtà offline.
I top vendor
Secondo altre ricerche, però, i primi dieci player
americani di vendita al dettaglio online hanno tutti
conversioni a doppia cifra, superiori al 15%, con il
record di ProFlowers.com che riesce a convincere il
25 per cento dei suoi utenti a compiere un acquisto
sul sito. Secondo alcuni commentatori, questi sarebbero
dati eccessivi o comunque non riproponibili in Europa,
nonostante anche nel Vecchio Continente l'e-commerce
al dettaglio stia lentamente prendendo piede.
Una lettura coerente
Dati tanto diversi, tuttavia, non sono da leggersi necessariamente
in modo antitetico: il 2-3 per cento della media comprende
siti che probabilmente non sono al top delle classifiche
di vendita, sia per motivi intrinseci all'attività
svolta (soprattutto tipologia e qualità del prodotto)
sia per motivi legati alla propria presenza Web (tipologia
e qualità del sito e delle campagne pubblicitarie).
Al contrario, le punte a due cifre si riferiscono espressamente
ai siti campioni di vendita.
Un valore relativo
Quello che inoltre non si prende in considerazione nelle
ricerche elencate sono i costi di queste conversioni
di utenti, soprattutto se confrontati con i costi di
una conversione online, quale percentuale di queste
conversioni riguardano gli utenti abituali e quante
i nuovi utenti e altri dati importanti. Insomma, le
ricerche prese in esame presentano dei casi assoluti
che possono fornire alcuni paletti di riferimento, ma
che vanno assolutamente calati nella propria realtà.
L'analisi delle conversazioni
Per un'analisi corretta della propria capacità
di conversione bisogna monitorare con attenzione le
statistiche del proprio sito, valutando prima di tutto
il rapporto tra visitatori unici e acquisti. Ma ciò
non basta a dare un quadro completo: un elemento indispensabile
è la capacità di cogliere e capire in
quale attimo avviene la conversione. Per questo le statistiche
dei siti offrono strumenti appositi, in grado di valutare
il tasso di conversione su una certa pagina, verificando
da quale punto arrivi la conversione specifica (se da
una pubblicità diretta, da un'altra parte del
sito o da altri siti o da qualsiasi altro punto si voglia
monitorare).
GRAFICO CONVERSAZIONI