Il
gioco della pubblicità [1/2]
Associare un messaggio promozionale al divertimento:
l'advergame sfrutta le potenzialità dei giochi interattivi.
Analizziamo il fenomeno partendo dalla componente del
gioco.
Non intrusivo, divertente, fidelizzante, virale:
quale pubblicitario non ha sognato almeno una volta
di avere uno strumento di marketing corrispondente a
questi aggettivi? È evidente che un messaggio pubblicitario
veicolato secondo queste caratteristiche risulterà molto
gradito al pubblico e quindi, potenzialmente, molto
efficace. È il caso dei cosiddetti advergame, ossia
giochi associati alla pubblicità o, se preferite, pubblicità
associata ai giochi (advertising + game). Una forma
nuova per una teoria conosciuta da tempo: passare un
messaggio promozionale puntando al divertimento.
Il mezzo Internet è perfetto per gli advergame, perché
l'interattività e la multimedialità garantiscono flessibilità
ed efficacia per entrambe le componenti, gioco e pubblicità.
E non a caso, il format è in costante aumento. Nel futuro,
con la Tv digitale e i cellulari UMTS, potrebbe crescere
ulteriormente. Vediamo, però, le caratteristiche una
ad una, per comprendere le potenzialità dell'advergame.
Non intrusivo
Si tratta, in assoluto, di una forma pubblicitaria di
tipo pull. L'utente sceglie di accedervi, di giocare,
di ricevere il messaggio pubblicitario. È implicito
nelle regole stesse del gioco. E questo è di fondamentale
importanza, perché un utente che sceglie sarà maggiormente
predisposto di un utente che subisce una pubblicità
(per esempio in una finestra pop up).
Divertente
Va da sé: cosa c'è di più divertente di un gioco? Se
la parte di gioco e la parte di pubblicità sono ben
miscelate, il messaggio passerà insieme, dentro il divertimento
stesso. E questo produrrà una prima, positiva associazione
di idee: il marchio, il prodotto, o comunque il messaggio,
sarà associato al divertimento.
Fidelizzante
Un gioco ben fatto assicura una notevole fedeltà dell'utente.
Ci sono addirittura community di persone che si sono
create attorno ai giochi storici. L'utente si appassiona,
lo sente come suo, alimenta il senso di sfida. Senza
il bisogno di arrivare a una fidelizzazione pluriennale,
un buon gioco sicuramente può legare a sé gli utenti
per il tempo previsto da una normale campagna.
Virale
L'effetto virale è noto da tempo nel marketing e in
sostanza rappresenta la capacità di un messaggio di
riprodursi in una comunità da solo, una volta immesso
in circolo, proprio come un virus. Il passaparola, amplificato
dall'e-mail che ne è lo strumento principale di diffusione,
può raggiungere velocemente molte persone, moltiplicando
l'effetto distributivo. Si pensi alla facilità di diffusione
delle catene di Sant'Antonio o al marketing piramidale
in uso per certi prodotti. In questo caso, inoltre,
il gioco dovrebbe incontrare il favore del destinatario,
soprattutto se è accompagnato da un parere favorevole
del mittente. L'effetto virale può essere attivato direttamente
sul gioco (tramite inviti alla sfida) oppure sul link
(tramite una form del tipo "spedisci a un amico", magari
potenziata da bonus per il gioco in rapporto al numero
di amici coinvolti). In pochi giorni, si possono raggiungere
numerose persone secondo lo stesso schema riprodotto
più sotto in tabella. Si tenga presente che un gioco
di medio successo può portare a un effetto virale di
10 persone per 1. Date le caratteristiche di chiusura
che spesso investono il viral marketing (le cerchie
di amici tendono a invitarsi vicendevolmente), un rapporto
di 5 persone per 1 è un valore ragionato per difetto
e, in sostanza, quasi il minimo raggiungibile. Ciononostante,
in una settimana si possono facilmente coinvolgere più
di 78 mila utenti partendo da una distribuzione molto
limitata. Le potenzialità sono notevoli.
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